Parità di genere e Rapporto ASviS: gli obiettivi ONU restano lontani
Mi chiamo Alessandra Negri e in Elettrica Rogeno mi occupo di risorse umane, amministrazione e comunicazione. All’interno della questa rubrica “Parità e inclusione” seguo da vicino anche i temi legati alla parità di genere, con l’obiettivo di promuovere un ambiente di lavoro equo e inclusivo.
Negli ultimi mesi, diversi report hanno riportato l’attenzione su un dato che invita a riflettere: nonostante i progressi, gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sulla parità di genere restano ancora lontani.
Il Goal 5, dedicato proprio alla parità di genere, è uno dei pochi che negli ultimi anni ha mostrato segnali di miglioramento costante in Europa. Tuttavia, questo avanzamento procede con un ritmo troppo lento per raggiungere i traguardi fissati.
Secondo le stime attuali, sarebbero necessari decenni per colmare completamente i divari esistenti. In alcuni casi, come evidenziato da analisi internazionali, il pieno raggiungimento della parità potrebbe arrivare addirittura nel prossimo secolo.
Anche guardando all’Italia, il quadro evidenzia una realtà complessa. I miglioramenti registrati negli ultimi anni sono legati soprattutto a una maggiore presenza femminile in alcuni ambiti istituzionali e a una lieve riduzione del divario occupazionale. Tuttavia, questi risultati non sono sufficienti a centrare gli obiettivi fissati.
Il tema dell’occupazione resta centrale. Oggi lavora poco più di una donna su due, con differenze territoriali molto marcate e una distanza significativa rispetto al tasso di occupazione maschile. A questo si aggiungono carriere più discontinue, una maggiore diffusione del part-time involontario e un impatto diretto sui livelli di reddito e sulle prospettive pensionistiche.
Le difficoltà si intrecciano anche con fattori sociali e culturali. La carenza di servizi come gli asili nido, ancora lontani dagli standard europei, e una distribuzione non equilibrata dei carichi familiari contribuiscono a limitare la partecipazione delle donne al lavoro.
Accanto a questi aspetti, emergono nuove sfide legate al mondo digitale. Il divario nelle competenze tecnologiche e le forme di violenza online rappresentano ambiti sempre più rilevanti, che richiedono attenzione e interventi mirati.

Il decimo Rapporto di ASviS anno 2025
A confermare questa distanza dagli obiettivi è anche il decimo Rapporto di ASviS, che monitora i progressi dell’Italia rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.
Il documento evidenzia come, nonostante un miglioramento registrato negli ultimi anni, il nostro Paese sia ancora segnato da divari profondi. Le disuguaglianze riguardano non solo l’accesso al lavoro, ma anche la partecipazione alla vita pubblica e le prospettive previdenziali.
Uno dei dati più significativi riguarda la cosiddetta “child penalty”, che misura l’impatto della maternità sull’occupazione femminile. In Italia supera ancora il 30%, un valore molto distante dall’obiettivo fissato a livello internazionale, che punta a ridurre questo divario sotto i 10 punti percentuali.
Anche sul fronte dell’occupazione, il percorso appare complesso. Il tasso di partecipazione femminile al lavoro resta significativamente più basso rispetto a quello maschile e non consente di raggiungere i target previsti dall’Agenda 2030 nei tempi stabiliti.
Il Rapporto sottolinea inoltre un aspetto spesso meno visibile ma altrettanto rilevante: la mancata valorizzazione del capitale umano femminile. In molti casi, le competenze acquisite dalle donne non trovano pieno riconoscimento nel mercato del lavoro, generando un disallineamento tra formazione e opportunità professionali.
Secondo ASviS, per accelerare il cambiamento è necessario un approccio più integrato e strutturale, capace di tenere insieme politiche del lavoro, servizi sociali e interventi culturali. In assenza di una visione coordinata, il rischio è quello di continuare a procedere a piccoli passi, senza riuscire a colmare davvero i divari esistenti.
Clicca oltre per scaricare il Rapporto di ASviS.

Parità di genere e obiettivi ONU: perché è un tema che ci riguarda
Questi dati non raccontano solo una fotografia generale, ma descrivono una realtà che incide direttamente sul modo in cui il lavoro viene vissuto ogni giorno. La parità di genere non riguarda soltanto l’accesso alle opportunità, ma anche la qualità delle esperienze professionali, la possibilità di crescere e la capacità delle organizzazioni di valorizzare davvero le competenze.
Quando una parte del talento disponibile non riesce a esprimersi pienamente, il tema non è solo sociale, ma anche economico e culturale. Riguarda il modo in cui costruiamo il futuro delle nostre aziende e della società.
Come Elettrica Rogeno, leggiamo questi dati come un invito a non considerare la parità di genere un obiettivo già raggiunto, ma un percorso ancora aperto. Crediamo che il cambiamento passi anche attraverso le scelte quotidiane delle organizzazioni. Creare un ambiente equo significa offrire condizioni reali di crescita, riconoscere il valore delle persone e favorire una cultura inclusiva.
È un impegno che richiede continuità e consapevolezza, ma che rappresenta anche un’opportunità per costruire contesti di lavoro più solidi e sostenibili.
Piccoli passi, grandi cambiamenti
Il fatto che gli obiettivi dell’Agenda 2030 siano ancora lontani non deve essere letto solo come un limite, ma anche come uno stimolo ad accelerare il cambiamento.
Le politiche pubbliche hanno un ruolo fondamentale, ma il contributo delle imprese e delle persone è altrettanto importante. È attraverso le scelte quotidiane, i comportamenti e l’attenzione ai dettagli che si costruisce una cultura più equa. Ogni passo, anche piccolo, contribuisce a ridurre distanze che oggi sembrano ancora significative.
La rubrica “Parità e inclusione” nasce per condividere spunti, riflessioni e prospettive sulla parità di genere. Ti invitiamo a seguirci ogni mese per continuare insieme questo percorso.

HR Manager e CFO di Elettrica Rogeno, Alessandra si occupa di amministrazione, finanza, risorse umane e comunicazione. Promuove una cultura aziendale inclusiva e attenta alle persone. La parità non è un punto di arrivo, ma un percorso che costruiamo insieme.



